MILANO - È morto oggi nel carcere di Opera, a Milano, dove si trovava ricoverato da fine febbraio, Nitto Santapaola. Il boss catanese di Cosa nostra, 87 anni, era detenuto al regime del 41 bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia.
Storico capo di Cosa nostra a Catania, ha guidato le file della sua organizzazione espandendo il suo potere nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti. Per la sua passione era chiamato "il cacciatore", ma la sua abilità criminale negli anni Settanta lo spinge a muoversi da imprenditore e così inaugura concessionarie di auto con questore, prefetto, arcivescovo e amministratori pubblici aiutato da un'altra cosca alleata anche per legami di parentela, la famiglia Ercolano.
Allo stesso tempo, la sua cosca si rende protagonista di violente e sanguinose faide mafiose, come quelle contrapposte negli anni '80 al boss rivale Alfio Ferlito e all'inizio degli anni '90 ai clan dei Cursoti, Cappello e Pillera. Quest'ultima in due anni provocò oltre 220 omicidi a Catania e provincia. Nella guerra di mafia Santapaola poteva contare sull'appoggio della forza di fuoco della cosca guidata dal Malpassotu, il boss Giuseppe Pulvirenti, che dopo la cattura si pentirà accusando Santapaola di diversi omicidi.
Il 'cacciatore' è stato alleato dei Corleonesi che ufficialmente ha sostenuto nella strategia degli attentati, ma si è rifiutato di commettere omicidi eccellenti a Catania, per evitare l'interesse dello Stato nella sua area di influenza criminale, tanto che Totò Riina fece uomo d'onore Santo Mazzei, sostenuto anche dai Lo Piccolo, per contrapporlo, ma inutilmente, alla leadership criminale di Nitto. E' condannato a più ergastoli, tra questi quelli per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e quelli per le stragi del 1992 a Capaci e in Via D'Amelio e per la morte dell'ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania.
Latitante storico, è stato arrestato il 18 maggio del 1993 nelle campagne del Calatino, in compagnia di sua moglie, Carmela Minniti, la donna della sua vita che non lo ha mai abbandonato, uccisa a casa sua il 1 settembre del 1995 a colpi di pistola dal pentito Giuseppe Ferone, un ex affiliato al clan Ferlito-Pillera che, spiegò dopo, agì per vendetta: voleva fare provare al capomafia lo stesso dolore che lui aveva provato con la morte di suo padre e suo figlio, assassinati senza che il capomafia avesse fermato i sicari.
Detenuto sempre in regime di 41 bis nel carcere di Opera, Santapaola è stato accusato di avere continuato a gestire il clan da detenuto e per questo sono state più volte rigettate le richieste di concessione degli arresti domiciliari o la detenzione in una struttura medica per le sue condizioni di salute. Il boss da molti anni soffriva di una grave forma di diabete.
































