Il miglioramento nella prevenzione e nella cura ha portato a una progressiva riduzione della mortalità per tumore in Italia: negli uomini il calo annuo è del 1,8%, nelle donne dello 0,6%. Nelle regioni meridionali si registra, però, un divario di sopravvivenza di circa il 5% rispetto al Centro-Nord, legato a stili di vita meno salutari e a criticità nell’accesso ai percorsi di cura.
Sono le stime presentate a Roma lo scorso 4 marzo dall’Associazione italiana dei registri tumori nel corso del convegno “I tumori in Italia: sorveglianza epidemiologica dell’Airtum” che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra regioni per superare la frammentazione dei dati e avere un quadro epidemiologico completo.
In particolare nel 2025: 362.100 nuovi casi di tumore; 182.300 tra gli uomini e 179.800 tra le donne. I tumori più frequenti restano quelli della mammella (55.900 casi), seguiti da polmone (43.500), colon-retto (41.700) e prostata (31.200, il più diffuso tra gli uomini).
Negli uomini diminuiscono sia incidenza sia mortalità. Nelle donne, invece, l’incidenza rimane stabile ma cresce il tumore al polmone (+2,3%), conseguenza della diffusione del fumo. In calo, in entrambi i sessi, i tumori di fegato, colon-retto e stomaco, mentre è in aumento il melanoma.
La sopravvivenza a cinque anni è più alta nelle donne (74,1%) rispetto agli uomini (70,7%). Per quanto riguarda bambini e adolescenti, l’incidenza nei più piccoli (0-14 anni) è stabile, con una sopravvivenza all’85%, in aumento del 2%. Negli adolescenti (15-19 anni) crescono i casi di tumore alla tiroide e melanoma, ma anche la sopravvivenza, salita all’89%, senza particolari differenze geografiche.
La Sicilia si posiziona purtroppo nella fascia bassa della classifica nazionale per quanto riguarda gli indicatori di sopravvivenza che a cinque anni è stimata, nella nostra regione, intorno al 52% per gli uomini e al 60% per le donne. Questi valori sono sensibilmente inferiori rispetto a regioni come l'Emilia-Romagna o la Toscana, dove si raggiungono picchi del 56% (uomini) e 65% (donne).
L'Isola sconta una partecipazione ai programmi di prevenzione secondaria (mammografia, colon-retto e cervice uterina) ancora al di sotto delle medie nazionali. Un'eccezione positiva è rappresentata dall'Asp di Enna, che nel report 2025 risulta al primo posto in Sicilia per adesione agli screening con dati nettamente superiori alla media regionale (es. 57% per il cervicocarcinoma contro il 33% medio).
La Sicilia riflette, inoltre, il dato del Sud Italia dove circa il 15% delle pazienti è costretto a spostarsi in altre regioni per interventi di chirurgia mammaria, segno di una persistente difficoltà nell'accesso tempestivo ai percorsi di cura locali. Infine un’altra nota dolente è rappresentata dalla prevenzione primaria: il divario con le altre regioni italiane è alimentato anche da stili di vita più a rischio: circa il 50% delle morti per tumore in Sicilia è considerato potenzialmente evitabile attraverso migliori abitudini e diagnosi precoci.






















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