PALERMO - Arriva ai vertici della sanità siciliana l'ultima indagine della Procura di Palermo che racconta le infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa regionale. Un'inchiesta che parte dalle mazzette pagate da un boss agrigentino a un potente dirigente dell'assessorato alle Infrastrutture, rimasto al suo posto nonostante sia da sei anni sotto processo per corruzione, e finisce, almeno per ora, col coinvolgere Salvatore Iacolino, da una settimana designato dal governo siciliano alla guida del Policlinico di Messina.
Tutti nomi noti quelli agli atti dell'indagine del pool coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia e dal pm Gianluca De Leo: da Giancarlo Teresi, pezzo grosso della Regione nel 2020 finito in manette per tangenti, che per anni ha continuato a gestire appalti, il capomafia Carmelo Vetro e Iacolino appunto, manager della sanità siciliana ed ex europarlamentare del Pdl.
Teresi e Vetro sono stati arrestati questa mattina. A Iacolino è stato notificato un invito a comparire davanti ai pm venerdì prossimo per rendere interrogatorio e un decreto di perquisizione. Nella sua casa, al termine dei controlli, sono stati trovati 90 mila euro in contanti. "Il nostro assistito rimane fortemente sorpreso e amareggiato dalla accuse ingiuste e infamanti che gli vengono rivolte. Si dichiara totalmente estraneo alle contestazioni", dicono gli avvocati di Iacolino.
L'indagine, che ricostruisce anni di mazzette grazie alle intercettazioni ambientali che hanno ripreso il dirigente intascare i soldi e baciare il boss, restituisce uno spaccato avvilente di certa burocrazia regionale. Teresi, ad esempio - emerge dalle conversazioni registrate - viene sollecitato dai suoi superiori, due direttori generali, a non andare in pensione e a fare domanda per restare in servizio, nonostante tutti sapessero dei suoi trascorsi con la giustizia.
Nell'indagine sono coinvolti, tra gli altri, il fratello di Vetro, Salvatore, Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società del mafioso, la An.Sa Ambiente, e l'imprenditore Giovanni Aveni. Per loro il giudice delle indagini preliminari ha disposto gli interrogatori preventivi, all'esito dei quali deciderà sulla richiesta di misura cautelare.
Secondo l'accusa Teresi ha per lungo tempo "asservito la propria funzione" agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio almeno tre tangenti incassate a marzo, luglio e agosto dello scorso anno. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
Teresi, insomma, avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la An.Sa Ambiente srl, che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l' ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l'attività imprenditoriale "in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali".
E una mano a Vetro, per i magistrati, l'avrebbe data anche Iacolino, oggi sospeso, accusato di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e di suoi uomini dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell'Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della protezione civile Salvatore Cocina. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di persone a lui vicine.


























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