MESSINA - "L'ho uccisa io, ho perso la testa quando mi ha detto che mi aveva tradito anche di recente". Non ha neppure provato a negare Santino Bonfiglio, il 67enne fermato ieri per il femminicidio dell'ex compagna Daniela Zinnanti, uccisa con decine di coltellate lunedì notte. Comparso in carcere davanti al gip di Messina ha confermato quanto aveva già raccontato alla polizia martedì.
"Sono andato a casa di Daniela perché mi aveva denunciato e volevo discutere delle cose che aveva riferito. Poi abbiamo litigato", ha detto. Ma la versione di Bonfiglio, autista in una ditta di trasporto animali, è in totale contrasto con mesi di aggressioni, botte e umiliazioni subite dalla donna e da lei denunciate almeno due volte.
L'indagato ha detto di averla conosciuta un anno fa e di aver intrecciato una relazione "mai sfociata in una stabile convivenza". Ha ammesso di essere uscito da casa portando un coltello e un tondino di ferro, utilizzato poi per colpire alla testa Zinnanti.
Il giudice ha convalidato il fermo. Proseguono comunque le indagini sull'omicidio: gli agenti stanno continuando a ricostruire la dinamica del delitto (l'arma era stata trovata martedì in un cassonetto dell'immondizia) e la relazione tra i due.
"Abito qui da una vita, questa è una zona tranquilla e bene o male ci conosciamo tutti da sempre. Con il signor Bonfiglio, anche se abitava in un appartamento vicino, non avevo confidenza perché viveva qui da poco - ha raccontato una vicina di casa confermando le tensioni che da sempre c'erano tra Bonfiglio e Zinnanti -. Abbiamo visto che frequentava la signora Daniela che in passato aveva vissuto con lui. Abbiamo sentito più volte liti tra i due e Daniela che gridava e abbiamo notato più volte intervenire polizia e carabinieri".
"Una volta è venuta anche un'ambulanza e la signora è stata portata in ospedale. Ci siamo resi conto che era una situazione diventata impossibile e più di una volta lei ha rischiato veramente la vita", ha detto la testimone. Secondo quanto ricostruito dalla polizia la vittima, già a maggio di un anno fa, dopo un solo mese dall'inizio della storia con il 67enne, era stata malmenata e si era rivolta alla polizia.
A Bonfiglio erano stati dati i domiciliari poi sostituti dal divieto di avvicinamento alla persona offesa, ma la Zinnanti aveva rimesso la querela e lui era tornato libero. Del 6 febbraio scorso il nuovo esposto con il racconto delle violenze subite. Stavolta il gip aveva disposto i domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico. Ma il dispositivo non era disponibile e Bonfiglio è riuscito a evadere da casa, raggiungere l'abitazione della donna e massacrarla.




















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