Una metaniera russa di 277 metri, la Arctic Metagaz, è alla deriva nel Canale di Sicilia. Sarebbe stata abbandonata dai 30 uomini a bordo dopo essere stata colpita nei pressi di Malta il 3 marzo scorso, secondo alcune fonti, da un drone idrografico di superficie di provenienza ucraina, ovvero imbarcazioni indipendenti senza pilota. La nave colossale trasporta 900 tonnellate di gasolio e 61 mila di gas liquefatto e vaga non lontano da Lampedusa.
Si è aperta una grossa falla e due delle quattro cisterne di gas naturale liquido sarebbero andate distrutte mentre le altre due sembrerebbero intatte. Il resto della nave è stato bruciato da un incendio.
Una situazione che fa temere per un possibile disastro ambientale, anche se per adesso non ci sono segnali di inquinamento. Al momento non è ancora chiaro quale sarà il suo destino, ma una delle ipotesi è che possa esserne indotto l'affondamento. Il tutto in attesa che l'armatore possa attivarsi con la società preposta al recupero del relitto.
"Si trova 26 miglia a est di Linosa e sta lentamente scorrendo verso Malta", ha detto il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. Mezzi della marina militare italiana - un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento - restano vicini al relitto pronti a intervenire.
Nel primo pomeriggio si è tenuto un vertice a Palazzo Chigi sulla vicenda: "Premesso che l'imbarcazione si trova attualmente all'interno della zona Sar maltese e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche - si spiega in una nota - il governo italiano ha assicurato al governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento. L'Italia ha inoltre confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto".
Il Wwf segue con massima allerta la situazione. Una potenziale fuoriuscita di gas potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell'atmosfera. L'area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Ospita, tra gli altri, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche sia bentoniche, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada. Il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile.




















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