Il dotto di Botallo (o arterioso) è un vaso fetale che collega aorta e arteria polmonare, è molto utile prima della nascita ma è destinato a chiudersi spontaneamente entro 12-72 ore dal parto. Se resta aperto, la cosiddetta pervietà, può causare problemi e si interviene con farmaci (Fans) nei prematuri o con chiusura percutanea e chirurgica.

E’ quello che è accaduto alla Unità di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Umberto I di Enna dove è stato effettuato l'intervento in una bimba prematura di appena 600 grammi. La neonata è stata sottoposta con successo a un intervento di cardiochirurgia pediatrica per la chiusura del dotto di Botallo la cui persistenza poteva compromettere seriamente sia la funzione cardiaca che quella polmonare, mettendo a rischio una vita
già appesa a un filo sottilissimo.
L'équipe che ha eseguito l'intervento è quella del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo Bambino Gesù dell'ospedale San Vincenzo di Taormina, guidata dal primario di cardiochirurgia pediatrica dottor Sasha Agati e dalla dottoressa Ines Andriani. A completare il gruppo Enrico Iannace, primario di cardioanestesia pediatrica, e l'infermiera specializzata Concita Scalia.
Professionisti abituati a operare su pazienti dal peso di poche centinaia di grammi, in cui ogni parametro vitale è in equilibrio precario e ogni gesto chirurgico richiede non solo una competenza tecnica di altissimo livello, ma anche quella dimensione umana che in certi contesti diventa parte integrante della cura.
"Quando c'è un bambino che sta male — ha spiegato Agati — preferiamo unire le forze agli ospedali con cui collaboriamo, raggiungendoli, per evitare che i piccoli pazienti vengano spostati. Con l’Utin di Enna abbiamo un rapporto di fiducia e collaborazione consolidato, l'obiettivo comune è mettere sempre i bambini nelle condizioni di superare la prematurità nel modo più sicuro possibile. Il lavoro di squadra fa la differenza: noi eseguiamo gli interventi chirurgici e il reparto ennese segue con competenza il post operatorio” .
Il reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Enna è un centro di riferimento che serve un bacino d'utenza che va ben oltre i confini provinciali, accogliendo neonati critici anche da altre province siciliane. “La collaborazione con l'équipe del San Vincenzo è diventata nel tempo un riferimento imprescindibile per noi — aggiunge Sabrina Morreale, primario dell’Utin di Enna — la loro professionalità è fuori discussione, ma ciò che colpisce è anche la disponibilità costante, la prontezza con cui rispondono ogni volta che ne abbiamo bisogno e la loro grande umanità”.




























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