GELA - I carabinieri di Gela hanno arrestato Giovanni Raniolo, un 19enne pregiudicato del luogo, accusato assieme a un complice allo stato non identificato, di tentato omicidio aggravato nei confronti del cugino Antonino Raniolo, nonché detenzione e porto illegale di arma da fuoco.
Il provvedimento restrittivo scaturisce dagli esiti delle indagini avviate dai carabinieri dopo un intervento effettuato nella notte del 14 gennaio scorso nell’ospedale Vittorio Emanuele, dove si era presentato un giovane con una ferita da arma da fuoco al piede sinistro.
Il giovane in quella circostanza aveva riferito ai militari di essersi ferito accidentalmente a seguito di una caduta dal proprio ciclomotore. Ma i successivi accertamenti condotti dai carabinieri hanno consentito di ricostruire una diversa dinamica dell’accaduto.
Le indagini, sviluppate attraverso testimonianze e l'acquisizione di immagini di videosorveglianza, analisi dei dati informatici e ulteriori riscontri investigativi, hanno condotto all'indagato.
Raniolo avrebbe agito "per una lite di qualche giorno prima forse per un motorino", ha detto il procuratore capo Salvatore Vella. Al giovane arrestato, ora detenuto nel carcere di Balate, viene contestata anche la premeditazione. "Ha sparato almeno quattro colpi", ha aggiunto il procuratore.
Il 19enne, in sella a uno scooter, avrebbe raggiunto via Neri, abitazione della fidanzata del ferito. Lì, in strada, gli spari. Il ventiduenne è stato ferito a un piede e in ospedale ha negato gli spari. Per i carabinieri, come ha indicato il colonnello Marco Montemagno, "l'indagato ha sparato con una calibro nove".
La pistola non è stata ritrovata. "Vanno interrotte queste continue faide che partono da futili motivi. Solo per fortuna gli spari non hanno ucciso", ha detto il procuratore Vella. Il colonnello Montemagno ha sottolineato che durante la perquisizione in casa dell'indagato, "sia il padre sia la madre hanno contribuito a distruggere il telefono del figlio che stavamo per sequestrare".
"Ha sparato ad altezza d'uomo", ha detto il colonnello. Gli inquirenti stanno indagando per risalire a chi era in sella allo scooter insieme all'arrestato. "Nessuno ha denunciato l'episodio", ha concluso il procuratore.




















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