Secondo il report Istat del 7 aprile è la Campania la regione meno longeva d'Italia con una speranza di vita media di 81,1 anni, seguita da Sicilia (81,6 anni) e Calabria (circa 82 anni). Il divario tra queste aree del Mezzogiorno e le regioni più longeve, come le Marche, supera i 3-4 anni.
Il rapporto nazionale e regionale dice però che in meno di due secoli gli italiani hanno guadagnato 54 anni di vita. Il documento “La salute: una conquista da difendere”, diffuso in occasione della Giornata mondiale della salute, parla di un netto miglioramento delle condizioni di salute e una forte riduzione della mortalità. Oggi il tasso di mortalità è pari a circa mille decessi ogni 100 mila abitanti, con un’età mediana alla morte di 81,6 anni per gli uomini e 86,3 per le donne. La mortalità infantile, scesa a 2,7 per mille nel 2023, è tra le più basse al mondo.
Alla fine dell’Ottocento la situazione era opposta: oltre un quarto dei decessi avveniva entro il primo anno di vita e l’età mediana alla morte difficilmente raggiungeva i 25 anni. Il report evidenzia quindi un progresso sanitario straordinario, accompagnato però da un crescente invecchiamento della popolazione, oggi più longeva ma chiamata a difendere i risultati ottenuti.
Gli uomini in Sicilia vivono mediamente 80,2 anni, contro gli 81,9 della media nazionale mentre le donne nell'isola raggiungono gli 84,2 anni, a fronte di una media italiana di circa 86 anni. Se all’inizio del Novecento malattie infettive come colera, tubercolosi e malaria rappresentavano circa il 30% dei decessi, oggi prevalgono le patologie cronico-degenerative. I tumori sono passati dal 2-3% dei decessi di fine Ottocento al 26,3% nel 2023, mentre le malattie cardiovascolari hanno raggiunto il 30%, diventando la principale causa di morte dalla seconda metà del Novecento.
L’Italia affronta inoltre la crescita della multimorbilità: nel 2025 circa 13 milioni di persone convivono con almeno due patologie croniche, pari a oltre il 39% degli over 75. Aumentano diabete, obesità e ipertensione, diffuse anche tra fasce non anziane e associate a stili di vita poco salutari.


































