PALERMO - La Dda di Palermo ha disposto il fermo di due tunisini per apologia di terrorismo. Il 19enne Khaled Trabelsi e il 22enne Taher Karim Taher sono accusati di aver incitato, attraverso profili social di TikTok e Instagram, alla Jihad e al martirio e pubblicato immagini di miliziani armati e della Casa Bianca in fiamme con il vessillo dello stato islamico al posto della bandiera statunitense.

Nei messaggi dei due tunisini, domiciliati a Palermo, ci sono esaltazioni della violenza e all’uso delle armi da guerra e degli esplosivi. Si inneggia al sacrificio estremo per l’eliminazione dei miscredenti “… da mandare all’inferno…”, facendo anche riferimento al dovere di colpire le "loro città sporche” e le "loro sporcizie politeiste”, con istigazione a commettere delitti di varia natura sul territorio italiano e richiami a figure di riferimento della galassia jihadista, quali Osama Bin Laden ed Abū Muḥammad al-ʿAdnānī (leader dell’Isis) e altri attentatori suicidi.

Emblematico è il video che, sullo sfondo del vessillo dello stato islamico, mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

La diffusione è accompagnata da un testo in lingua araba e inglese di cui si riporta la traduzione: “Ascolta bene America e voi alleati dell’America sappiate questo, o crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate immaginare ve lo abbiamo detto prima stiamo vivendo in una nuova era in uno Stato in cui soldati e figli sono padroni non schiavi un popolo che nel corso dei secoli non ha mai conosciuto la sconfitta le loro battaglie sono decise ancora prima di iniziare non combattono più dai tempi di Noè senza essere certi della vittoria considerano la morte in battaglia una vittoria qui sta il segreto stai combattendo contro un popolo che non può essere sconfitto o vincono o muoiono provandoci e la scadenza è fissata”.
L'inchiesta è coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e ha visto in campo la Digos. Sono state eseguite perquisizioni anche a carico di due minorenni stranieri in contatto con i due arrestati, entrambi residenti a Marsala e accusati di detenzione abusiva di armi: una replica di pistola mitragliatrice priva di tappo rosso e una pistola semi-automatica di tipo soft-air, sempre priva di tappo rosso.

"Emergono gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati - scrivono i pm - per entrambe le fattispecie delittuose a loro contestate, che si inseriscono peraltro in un quadro di fortissime tensioni politiche e sociali sul piano internazionale con conseguente maggior rischio di diffusività dei messaggi condivisi e di adesione agli stessi da parte dal vasto pubblico del web".
"Basti pensare - proseguono - al conflitto in corso tra Israele e Palestina, nonché tra Israele, Usa e Iran, con coinvolgimento di altri paesi del Golfo persico; tale situazione causa gravi rischi di agevole diffusione di fenomeni di estremismo violento, di adesione ad associazioni terroristiche e di compimento di atti aventi fini terroristici. Occorre ribadire come si tratti, in via generale, di una minaccia proveniente da una struttura fluida di attori che interagiscono tra loro e che risultano altamente adattabili, resilienti, capaci di rapida innovazione (anche tecnologica) e di reclutamento su ampia scala".
"Il web - concludono - è diventato strumento di propaganda, di comunicazione, di addestramento, di apologia e istigazione ad azioni violente".































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