CATANIA - Una tempesta perfetta che rischia di spazzare via una parte significativa delle imprese del territorio. È così che Confindustria Catania esprime profonda preoccupazione per una crisi energetica che, insieme all’aumento del prezzo dei carburanti, sta erodendo i margini operativi delle imprese, minacciando la continuità di intere filiere industriali e del comparto logistico.
“Siamo di fronte a un’emergenza che non riguarda più soltanto i costi di bilancio, ma la sopravvivenza stessa del fare impresa nel nostro territorio”, dichiara la presidente di Confindustria Catania, Cristina Busi Ferruzzi.
“Il caro carburante e l’aumento dei costi dell’energia agiscono come una tassa insostenibile che colpisce trasversalmente ogni settore, dalla manifattura ai servizi. Le nostre aziende, che con fatica stavano consolidando segnali di ripresa, si trovano oggi a dover scegliere tra assorbire perdite gravissime o trasferire i costi sui consumatori finali, alimentando una spirale inflattiva”.
La presidente evidenzia inoltre le criticità strutturali che penalizzano il territorio: “Siamo nel mezzo di un paradosso inaccettabile: rappresentiamo la ‘raffineria d’Italia’, con la Sicilia che copre circa il 70% del fabbisogno nazionale, ma subiamo i costi più elevati a causa dell’isolamento geografico”.
“Il caro gasolio non è solo un costo energetico: è un freno a mano tirato sulla nostra economia. Chiediamo con urgenza che il Governo si faccia portavoce a Bruxelles del ripristino del Temporary Framework per la crisi energetica, così da attivare misure concrete di sostegno alle imprese”.
Confindustria Catania propone un mix di interventi: misure a breve termine, come crediti d’imposta per i settori più colpiti e riduzione delle accise, affiancate da strategie di medio-lungo periodo in grado di rafforzare la resilienza del sistema produttivo locale come scudo alle crisi dei mercati internazionali, che sempre di più minacciano la sopravvivenza del tessuto produttivo.
































