PALERMO - "Quel concorso sulla stabilizzazione… hai cambiato… a chi ci hai messo, qualcuno fidato?". Così diceva, non sapendo di essere intercettato, Totò Cuffaro, ex governatore siciliano con alle spalle una condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia.
Per i pm il riferimento era a un concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari bandito da una delle maggiori realtà ospedaliere siciliane, l'azienda Villa Sofia-Cervello. L'interlocutore era il manager Roberto Colletti. "Tu mi hai detto a… Dilena", lo rassicura facendo il nome di un commissario che, a suo dire, avrebbe consentito di pilotare l'esame.
L'episodio, costato a entrambi un'accusa per corruzione, è finito in una maxi indagine su nomine e appalti illeciti nella sanità dell'Isola. A Cuffaro e Colletti, a novembre scorso, sono stati imposti i domiciliari. Oggi l'ex presidente della Regione ha chiesto, col consenso della Procura, di patteggiare 3 anni per l'accusa legata al concorso truccato e per la contestazione di traffico di influenze relativa a presunti illeciti nella gestione di una gara bandita dall'Asp di Siracusa.
Cinque mesi l'ex segretario della Dc li ha già scontati in custodia cautelare. Se il giudice, venerdì prossimo, ammettesse il patteggiamento a 3 anni, gliene resterebbero da espiare 2 e sei mesi. Ma nell'accordo coi pm l'ex governatore, che dovrà risarcire con 7.500 euro l'uno il danno all'immagine subito dall'ospedale e dall'azienda sanitaria siracusana, ha ottenuto di sostituire il carcere con lavori di pubblica utilità.
Sempre venerdì, oltre a decidere sul patteggiamento di Cuffaro, il gip dovrà pronunciarsi sulle sorti degli altri 8 indagati della maxi inchiesta: Roberto Colletti appunto, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e l'ex storico segretario del governatore Vito Raso, tutti coinvolti nella vicenda dell'ex concorso truccato. E ancora, per la contestazione relativa a un appalto messo a gara dall'Asp di Siracusa, Mauro Marchese e Marco Dammone, della Dussman srl, Roberto Spotti, legale rappresentante della stessa società, il faccendiere Ferdinando Aiello (che oggi ha chiesto l'abbreviato) e l'imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.
Nell'inchiesta inizialmente erano stati coinvolti anche il deputato di Noi Moderati Saverio Romano e il manager dell'azienda aretusea Alessandro Caltagirone. Per entrambi il gip ha negato la misura cautelare. Le loro posizioni sono ancora al vaglio della Procura.
Dal procedimento esce, e probabilmente si arriverà a una richiesta di archiviazione, il terzo episodio finito sotto la lente d'ingrandimento dei pm: la presunta mazzetta che, secondo le prime ricostruzioni, attraverso Cuffaro e il deputato Dc Carmelo Pace, l'imprenditore Alessandro Vetro avrebbe fatto avere al direttore generale del Consorzio di bonifica occidentale della Regione siciliana Giovanni Tomasino. Pesanti riserve sulla ricostruzione della vicenda da parte dell'accusa sono state espresse dal gip e dal tribunale del riesame.















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