LAMPEDUSA - Una neonata è morta subito dopo lo sbarco a Lampedusa e durante il trasferimento verso il Poliambulatorio. La bimba aveva poche settimane, forse poco più di un mese. Quando è giunta al Poliambulatorio, il medico rianimatore ha fatto tutte le manovre necessarie che però non sono servite a nulla.
Alle 4,30, dopo essere stati soccorsi dalla motovedetta della guardia di finanza, su molo Favarolo sono approdate 55 persone originarie di Camerun, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone.
Fra loro anche sette donne e 20 minori. La neonata è risultata essere in condizioni critiche e assieme alla mamma è stata trasferita al Poliambulatorio dove i medici ne hanno dichiarato il decesso. La piccola è morta per ipotermia.
La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta. E' stata disposta l'ispezione cadaverica che dovrà confermare l'ipotermia come causa del decesso. La madre sarà sentita per ricostruire i dettagli della traversata e come e quando la bimba ha iniziato a stare male. La salma viene trasferita alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana.
La mamma della piccola ha, al momento, soltanto riferito che entrambe sono originarie della Costa d'Avorio. Dopo essere stata dimessa dal punto sanitario dell'isola è stata portata all'hotspot per l'assistenza psicologica. La donna e l'altra figlia, che ha circa due anni stanno bene.
Gli altri migranti che viaggiavano con madre e figlia hanno detto di essere salpati da Sfax-El Amra in Tunisia alle 2 circa di ieri. Il viaggio, su un barchino di metallo di 7 metri, è costato dai 400 ai 600 euro a persona.
"Non ci eravamo accorti che la neonata stesse male e nemmeno la madre si era accorta che la piccola stesse così male. Siamo sconvolti", racconta uno dei migranti che si trovava sull'imbarcazione.
Tre, quattro, migranti dei 55 sbarcati durante la notte a Lampedusa avevano segni di violenza sulle braccia e sul dorso. E' stato accertato dai medici, durante l'ordinario triage sanitario a cui vengono sottoposte direttamente su molo Favarolo tutte le persone che raggiungono l'isola. A confermarlo è Francesco D'Arca, responsabile del Poliambulatorio della maggiore delle Pelagie.


















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