PALERMO - Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini.
Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli a cui andavano incontro eppure scelsero di restare e di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Oggi si ricorda l'anniversario della strage di Capaci, un appuntamento con la memoria, al quale hanno aderito istituzioni, associazioni e soprattutto giovani. In tutta la Sicilia manifestazioni e cortei in ricordo delle vittime di Capaci. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, col capo della polizia Vittorio Pisani e la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, ha deposto corone di alloro sulla stele che ricorda la strage di Capaci.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani. La mafia voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili. Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini. Un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l'indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale.Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti".
Il presidente del Consiglio giorgia Meloni. “Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall'indifferenza".
Maria Falcone, presidente della fondazione Falcone. "Il lavoro di Giovanni e Paolo è stato fondamentale per il nostro Stato. Devo ringraziare quelle istituzioni che hanno resistito e non sono venute a patti con la mafia, così come la mafia avrebbe voluto fare".
Il ministro della giustizia, Carlo Nordio. “Io mi sento magistrato, prima ancora che ministro, quindi questa giornata per me è particolarmente emozionante. Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia. Purtroppo lui ha sacrificato la vita per un ideale che è quello di tutti noi: salvaguardare lo Stato e la sicurezza dei cittadini. Voglio annunciare che l'auto su cui viaggiava Falcone il giorno della strage, questa reliquia insanguinata dove sono morti il magistrato, la moglie e la scorta, finora custodita dal ministero della Giustizia, sarà portata qui al Museo del Presente".
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. “Ci sono battaglie che non si possono abbandonare. Ricordare significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione".
La ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. "Ricordare significa custodire la memoria e trasmettere alle nuove generazioni il valore della giustizia, della libertà e del rispetto delle istituzioni. Un pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone che hanno sacrificato la propria vita nella lotta contro la mafia".
Il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici. "Abbiamo il dovere di trasmettere un messaggio di unità del fronte antimafia, specialmente in giornate di ricordo come questa, perché oggi la mafia torna a rialzare la testa, come se avesse lanciato una sfida: spara nei nostri quartieri, intimidisce imprenditori e lo fa con spavalderia, senza nascondersi. Non possiamo sottovalutare quello che sta avvenendo a Palermo e in giro per la Sicilia, abbiamo il dovere di tenere alta la vigilanza e chiamare tutte le istituzioni a fare fino in fondo il proprio dovere”.


















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