PALERMO - Oltre 200 milioni di euro. E' stato ritrovato il patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, dei guadagni incassati dagli anni 80 col narcotraffico sotto l'egida del super boss Matteo Messina Denaro. Ville lussuose in Spagna, conti correnti a Gibilterra, Andorra, Libano, Lussemburgo e isole Cayman: il patrimonio di Giacomo Tamburello, l'uomo che gestiva la droga per conto di Messina Denaro, era sconfinato. Azioni, fondi, titoli, conti milionari in banche di mezzo mondo, appartamenti e resort extralusso tra Marbella e Malaga e decine e decine di società come la Lujo Family Office, la spagnola Smiley Bubbles la Cinzano Ltd, costituita nel 2011 nelle Isole Cayman.
Tutto è nato da un'operazione internazionale coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dai finanzieri, durante la quale sono state arrestate tre persone per impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall'agevolazione mafiosa ed è scattato il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. "Riteniamo di aver individuato parte importante degli investimenti fatti dalla mafia anche all'estero e questo anche grazie alla cooperazione di uffici giudiziari di altri Paesi", ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia.
Tra gli arrestati c'è proprio il 66enne Tamburello, entrato nel business del traffico della droga quando aveva poco più di 20 anni. Un insospettabile negoziante di vestiti di Campobello di Mazara, il paese dell'ultimo covo di Matteo Messina Denaro, riuscito a diventare un narcos di prima grandezza. Entrato e uscito più volte dalle carceri italiane e spagnole, non ha mai rinunciato ai vecchi affari con gli stupefacenti: fino a oggi, quando i finanzieri si sono presentati a casa della madre - dove sconta i domiciliari - per notificargli l'ordine di arresto. L'ennesimo.
Stessa misura è stata disposta per l'ex moglie Maria Antonina Bruno e per il figlio Luca, tutti coinvolti nel business di famiglia gestito sotto il controllo del clan di Messina Denaro. L'inchiesta, che ha portato la finanza nelle banche di mezza Europa e di diversi paradisi fiscali, è nata dalla segnalazione di un istituto di credito di Andorra che nei conti milionari della Bruno ha voluto vedere chiaro.
Da lì la Dda di Palermo è partita per ricostruire le incredibili ricchezze dei Tamburello. Le sue attività illegali - si legge nel provvedimento del gip - "sono sempre state caratterizzata da un consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra, con particolare riferimento alla famiglia di Campobello di Mazara e, più in generale, al mandamento di Castelvetrano, a cui è risultato collegato attraverso esponenti di spicco": il gotha della mafia trapanese rappresentato da boss come Nunzio Spezia, Antonio Messina, Leonardo Bonafede che del padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, era solido alleato.

L'ultimo e unico reddito lecito di Tamburello risale al 1985, quando gestiva un negozio di abbigliamento. Da allora ai funzionari delle banche in cui depositava fiumi di denaro prima di investirli in azioni, titoli, attività commerciali e immobili, diceva di aver ereditato grosse somme o di aver guadagnato col mattone. Idem l'ex moglie.
Il figlio Luca, pure coinvolto nei traffici, si è laureato in discipline bancarie e finanziarie internazionali e ha lavorato in istituti di credito come Morgan Stanley a Londra, esperienze che gli hanno consentito di stringere i rapporti con la finanza che conta. Gli enormi flussi di denaro incassati con la droga dalla fine degli anni 80 Tamburello e Bruno li hanno investiti grazie a società paravento e prestanomi. Il figlio, secondo i pm, "acquisite le necessarie competenze tecniche ha nel tempo affiancato il padre nella gestione dei patrimoni illeciti".
"Ho rischiato tutto" diceva Luca a ottobre del 2025 non sapendo di essere intercettato, mentre progettava di prendere la residenza a Dubai per pagare meno tasse e di spostare 12 chili di oro dal Lussemburgo al Principato di Monaco. Un'operazione, questa, realizzata con l'aiuto di un consulente bancario a Monaco che, per la complessa operazione, aveva scelto la Bemo Bank del Lussemburgo e che alla famiglia Tamburello ha fruttato 2 milioni.
Sui traffici di droga milionari che Tamburello faceva in tutta Europa, Messina Denaro prendeva il 10% e la stessa percentuale pretendeva dai costruttori, dai produttori di vino e olio e dalle imprese del territorio. A raccontarlo agli investigatori è stato il pentito Vincenzo Spezia, boss della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. "I soldi i Tamburello li hanno sempre dati a Matteo Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava. Sono a conoscenza che la percentuale del 10% gli veniva data per ogni carico di droga che arrivava dal Marocco - ha detto ai pm di Palermo -. Era a conoscenza dei carichi e del loro arrivo perché era amico di quelli che smerciavano la droga una volta che questa dalla Spagna arrivava a Brescia… e da lì veniva smerciata in tutta Italia".

Il collaboratore parla di un vero e proprio rapporto societario tra il padrino e il narcos che gestiva i traffici internazionali di stupefacenti anche nell'interesse dell'associazione mafiosa. "All'inizio no, però quando accominciaru a fare muovere i soldi, si c'immisca u sicco (si immischiò il secco, soprannome di Messina Denaro ndr) - racconta -. Eravamo a Sciacca; parlando così, ci dissi: 'Io vengo dalla Spagna, ivu (andavo ndr) nì cazzitieddi (soprannome dei Tumbarello ndr)'". E, racconta il pentito, Messina Denaro rispose :"Ah, che mi dici? Chisti mi detteru u 10% degli introiti"."Lui non prendeva il pizzo, - spiega il collaboratore - lui voleva la percentuale, dice… veniva tutti i mesi, a chiedere a Castelvetrano, Partanna".
Spezia ha svelato come il rapporto di fedeltà con Messina Denaro abbia consentito a Tamburello - scrivono i pm - di gestire senza limiti i profitti illeciti derivanti dall'attività di narcotraffico. Autorizzato a intraprendere ed instaurare accordi di acquisto e vendita di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti proprio dal capo indiscusso di Cosa nostra, elargiva all'ex latitante a margine di tale patto illecito, una percentuale di guadagni".
Nel 2016, parlando con un socio Tamburello, con riferimento a soldi da consegnare, indicava tra i destinatari una persona che si doveva sottoporre a un'operazione, probabilmente chirurgica. "Il tempo che si fa il coso... l'operazione..", diceva. Secondo gli inquirenti, che hanno scoperto che quell'anno il capomafia ricercato si sera sottoposto a un intervento di ernia inguinale, parlava proprio di Messina Denaro.
L'operazione si è svolta in diversi Paesi: oltre che in Italia, ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs). "Il tenore di vita dei nostri indagati - ha detto il colonnello Carlo Pappalardo della guardia di finanza - era molto alto. Vivevano nel lusso. Nel corso delle attività investigativa, abbiamo intercettato anche quantitativi importanti di lingotti d'oro. È stata una indagine complessa perché i capitali finanziari hanno un elevato tasso di volatilità e vengono facilmente spostati da una giurisdizione all'altra perchè se ne perda traccia".















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