Sono 266 gli episodi di peculato contestati a cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliano e a un impiegato di una società privata che gestisce la rete informatica dell'ente accusati di aver fatto la cresta sui pedaggi pagati dagli automobilisti che transitavano sull'autostrada Palermo-Messina.
Nell’inchiesta della Procura di Termini Imerese, è scattata la sospensione per sei mesi per i cinque dipendenti del Cas, in servizio nei caselli di Buonfornello e Cefalù: si sarebbero appropriati dei soldi versati dagli automobilisti fra il novembre 2025 e il gennaio 2026, con cifre oscillanti di volta in volta da un minimo di 7 a un massimo di 10-15 euro. Il gip, inoltre, ha applicato la misura del divieto temporaneo di esercitare la professione per 6 mesi nei confronti del dipendente della società privata.
L’inchiesta è nata in seguito a un esposto presentato dal Cas, nel quale si denunciavano gravi anomalie sistematiche negli incassi di alcuni caselli sull’autostrada A20, carreggiata Me-Pa, segnatamente a Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. In particolare, veniva riscontrata una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi incassati e versati al Cas.
Le indagini svolte dalla polizia stradale di Palermo con intercettazioni ambientali e video eseguite all'interno e all'esterno dei gabbiotti dei caselli, hanno documentato come i 5 indagati si impossessavano dei soldi, ricorrendo a una serie di stratagemmi.
Innanzitutto, ritiravano il biglietto del pedaggio e il denaro contante consegnato dall'utente (per esempio 10 euro), non lo inserivano nel macchinario deputato alla registrazione e contabilizzazione degli incassi e ne mettevano invece uno diverso, messo da parte precedentemente, indicante un importo di gran lunga inferiore (per esempio 0,90 euro) a quello effettivamente dovuto.
Poi si sbarazzavano del biglietto regolarmente ricevuto dall'utente, smagnetizzandolo col passaggio del metallo di una spillatrice e buttandolo nel cestino. Così prendevano la differenza fra il denaro in contanti regolarmente versato (10 euro) e quello risultante dal biglietto artefatto (0,90 euro).
In alcuni casi qualcuno degli indagati ha anche disattivato la corsia sulla quale avvenivano i pagamenti con cassa automatica, chiudendo la sbarra e mettendo in funzione il semaforo rosso, in modo da incrementare il flusso verso la propria postazione.
Ciascuno degli indagati, in circa tre mesi, si è così appropriato di somme oscillanti da un minimo di 99-100 euro a un massimo di 803 euro. Tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.































