CATANIA - Anche dalla Sicilia arrivano dure contestazioni alle affermazioni del generale Roberto Vannacci che in una delle sue dichiarazioni nelle scorse ore ha sostenuto 'Il femminicidio non esiste, è un omicidio come altri'.
"Sono la mamma di Sara Campanella - scrive sui social Cetty Zaccaria -, barbaramente uccisa, con ferocia e senza pietà, all'uscita del Policlinico di Messina da un collega di corso che non era neppure un compagno di studi. Tutto premeditato e ben studiato, su dove colpire e un coltello comprato mesi prima. Uccisa con 5 coltellate tutte inferte alle spalle, senza lasciare a Sara possibilità alcuna di difendersi. L'ultima mortale alla gola. Non posso che esprimere un profondo, lacerante e incessante dolore unito al più fermo disappunto per le parole pronunciate dal generale Roberto Vannacci in merito al femminicidio. E' un'ingiustizia indicibile e inaccettabile che quel no le sia costato la vita, per mano di un 'maschio' che ha confuso il rifiuto con un diritto di possesso".
Per Cetty Zaccaria "parlare di femminicidio come di un concetto inesistente non è soltanto una provocazione o un’opinione: per chi, come me, ha vissuto e vive ogni giorno la perdita di una figlia, è una ferita che si riapre, è una negazione che pesa come un macigno sulla memoria, sulla dignità e sulla verità di ciò che è accaduto. Perdere una figlia è un dolore che non conosce attenuazione, che non si spegne, che accompagna ogni giorno, ogni notte, ogni pensiero. È inconcepibile che si possa ridurre tutto questo a un 'semplice omicidio come gli altri'. Il femminicidio non è un’etichetta ideologica, ma la definizione di una realtà tragica e specifica: quella di donne uccise in quanto donne, spesso dentro dinamiche di possesso, controllo, sopraffazione e violenza di genere".
La conclusione del post è perentoria: "Chiediamo rispetto. Rispetto per SARA, per tutte le Vittime, per noi famiglie distrutte. Generale, se non aveva argomenti per attirare l'attenzione nel suo dibattito politico, poteva sceglierne un altro. Si documenti prima di parlare e chieda SCUSA!!! A Sara e a tutte le altre giovani donne che non possono più parlare. INACCETTABILE E VERGOGNOSO!!!".

Indignate anche due madri catanesi che hanno perso le proprie figlie: sono Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, la ventenne uccisa nel 2015 a Nicolosi dall'ex fidanzato, e Giovanna Zizzo, mamma di Laura Russo, uccisa nel sonno dal padre nel 2014 a San Giovanni La Punta.
Vera Squatrito scrive un lungo post riferendosi a Vannacci: "Chieda scusa a mia figlia Giordana, vittima di femminicidio, uccisa con 48 coltellate dall'uomo che diceva di amarla, un femminicidio compiuto con premeditazione e crudeltà una ferocia che ha distrutto per sempre la nostra famiglia".
"Chieda scusa - ha aggiunto Vera Squatrito - alla sua bambina, privata della madre da una violenza assassina. Una bambina costretta a crescere con un'assenza che nessun amore potrà mai colmare completamente.Chieda scusa a tutte le donne uccise perché donne, ai figli che restano, ai genitori, ai fratelli, alle sorelle e alle famiglie condannate a un vero e proprio ergastolo del dolore".
"Le parole hanno un peso - osserva la mamma di Giordana Di Stefano - quando si minimizza la violenza contro le donne o si svilisce la gravità del femminicidio, si manca di rispetto a chi è stato ucciso e a chi ogni giorno convive con una ferita che non guarirà mai. Mia figlia non tornerà. Nessuna scusa potrà restituirci il suo sorriso, la sua voce, il suo abbraccio. Ma il rispetto per la sua memoria e per tutte le vittime dovrebbe essere un dovere morale per chiunque ricopra ruoli pubblici".
"Si vergogni - dice ancora Vera Squatrito - ogni volta che pronuncia parole che feriscono chi ha già pagato il prezzo più alto. E ringrazi la vita se non ha mai dovuto ricevere quella telefonata che spezza il cuore e divide l'esistenza in un prima e un dopo. Noi familiari delle vittime sappiamo cosa significa vivere una condanna senza fine. Ogni giorno è una sentenza che si rinnova. Per questo - conclude la lettera aperta a Vannacci - chiediamo rispetto, responsabilità e umanità. Per Giordana, per sua figlia, per tutte le donne che non possono più parlare e per tutte le famiglie che portano addosso il peso insopportabile della loro assenza. Si vergogni".

Dello stesso tono il post pubblicato da Giovanna Zizzo: "Generale Vannacci, le scrivo spinta dal dolore più atroce che una madre possa sopportare, ma anche da un profondo senso di dignità e giustizia. Ho appreso le sue recenti dichiarazioni pubbliche nelle quali afferma che
"il femminicidio non esiste" e che si tratterebbe di un omicidio comune come tutti gli altri".
"Le scrivo per portarle la mia testimonianza diretta e per dimostrarle, con la tragedia della mia vita, quanto la realtà sia drammaticamente diversa dalle sue parole. Io sono stata vittima di violenza di genere. Mia figlia, a soli 11 anni, è stata uccisa da suo padre, mio marito. Non si è trattato di un generico reato, di un dramma della follia o di un omicidio qualunque. Mia figlia è stata assassinata con l'unico, lucido, spietato e preciso obiettivo di punire me, la sua mamma, per essermi opposta al suo controllo e al suo senso di possesso".
"Questo crimine - continua la Zizzo - ha un nome scientifico e giuridico ben preciso: violenza vicaria. È la forma più estrema e subdola di femminicidio, in cui i figli vengono trasformati in strumenti di tortura psicologica ed emotiva contro le donne che scelgono di ribellarsi. Mia figlia non è morta per un caso o per una tragica fatalità; è morta perché era mia figlia, usata come arma per distruggere la mia esistenza".
"Sostenere che il femminicidio non esista e che non serva una tutela specifica significa negare la matrice culturale di questi crimini. Significa ignorare che esiste una violenza strutturale mossa dal senso di proprietà dell'uomo sulla donna e sui figli, considerati oggetti di sua appartenenza. Equiparare la morte di mia figlia a un qualsiasi altro omicidio significa cancellare il motivo profondo per cui è stata uccisa e, di fatto, sminuire la gravità della violenza di genere".
"Se non si riconosce la specificità di questa radice culturale, non si potranno mai creare leggi adeguate, tutele preventive efficaci e percorsi di protezione capaci di salvare le madri e i loro bambini prima che sia troppo tardi. Io sono sopravvissuta, ma la mia vita si è fermata il giorno in cui mia figlia mi è stata strappata. Le chiedo, davanti a questo dolore, di non ridurre queste tragedie a opinioni ideologiche o a dibattiti politici. Il femminicidio esiste, la violenza vicaria esiste, e negarlo è un insulto alla memoria delle vittime e al sacrificio di tutti i bambini a cui è stato negato il futuro - conclude Giovanna Zizzo -. Spero che possa trovare il coraggio e la consapevolezza di chiedere scusa a tutte le vittime".























_b.jpeg)

-(1).jpeg)

.jpeg)
.jpeg)

