Nessuna più restrizione alla libertà di Maria Concetta Riina: per la maggiore delle figlie di Totò Riina il gip di Firenze ha revocato la misura dell'obbligo di dimora nel comune di Corleone come richiesto dai suoi legali. Un provvedimento scattato nell'ambito di un procedimento della Dda di Firenze che la vede indagata in concorso col marito Antonino Ciavarello per estorsione, compiuta e tentata, aggravata dal metodo mafioso nei confronti di due imprenditori toscani.
L'inchiesta fiorentina era emersa un anno fa. Al centro delle indagini presunte minacce che sarebbe state inviate ai due imprenditori per estorcere loro denaro. "Noi siamo sempre gli stessi di un tempo, le persone non cambiano", avrebbe detto la figlia di Riina. Ad un industriale di Siena sarebbero riusciti a portare via una cesta di generi alimentari di 45 chili del valore di 350 euro e 1.000 euro.
Invece, non sarebbero andate a buon fine le richieste a un imprenditore del Pisano. Per la figlia di Riina la procura aveva chiesto anche l'arresto, negato però dal gip che aveva ritenuto le minacce fumose: solo una questua di Riina e Ciavarello per gestire una situazione economica difficile dopo la confisca dei beni stabilita dai giudici di Palermo con misura di prevenzione sul patrimonio di Totò Riina.
All'opposto il tribunale del riesame, a cui la procura aveva fatto ricorso, aveva successivamente disposto l'arresto ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e considerato fondati il pericolo di inquinamento probatorio e il rischio di reiterazione del reato. La misura era divenuta esecutiva a ottobre scorso, dopo la pronuncia della Cassazione. A gennaio poi la scarcerazione quando il gip aveva sostituito per la coppia la misura della custodia cautelare in carcere con l'obbligo di dimora a Corleone, provvedimento confermato poi a maggio scorso dal tribunale del riesame, pochi giorni dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini da parte della procura. Ora la revoca anche dell'obbligo di dimora.































