CATANIA - E' stata ammessa alla giustizia riparativa e dovrà tenere incontri con una 'vittima surrogata' Martina Patti, la 26enne che il 12 luglio del 2024 è stata condannata a 30 anni di reclusione per l'omicidio della figlia Elena di quasi 5 anni, uccisa con un'arma da taglio nel giugno 2022 e poi seppellita in un campo vicino casa a Mascalucia, simulando il rapimento della bambina.
La Corte d'assise d'appello di Catania ha accolto la richiesta dei legali dell'imputata. La sostituta pg, il papà della bimba Alessandro Del Pozzo e i nonni paterni si erano opposti alla richiesta. Il percorso riparativo l'imputata non lo farà con i familiari di Elena ma con una vittima 'surrogata'. Il 14 settembre si svolgerà la prossima udienza del processo e si saprà quale centro si sarà preso carico dell'organizzazione degli incontri, che avverranno nel carcere dove Martina Patti è detenuta.
Visto il rifiuto da parte del papà e dei nonni di Elena di accettare il confronto con lei, il mediatore dovrà individuare un'altra vittima ('surrogata') che possa affrontare questo percorso. "L'accesso al programma - ha spiegato la Corte - è volontario e facoltativo per tutti gli interessati, compresa la vittima del reato, ma è altresì specificatamente previsto che detto programma possa svolgersi anche con la vittima cosiddetta 'aspecifica' o 'surrogata', cioè con la vittima di un reato diverso da quello cui si procede".































