Un murale per ricordare la strage dei bambini. Quattro, di età compresa tra i 13 e i 15 anni. Secondo il racconto dello storico pentito di mafia Nino Calderone, sarebbero stati sequestrati, uccisi e gettati in un pozzo di un paese provincia di Caltanissetta, perché avevano commesso uno scippo nel rione San Cristoforo a Catania ai danni della mamma del boss Benedetto Santapaola, capo indiscusso di Cosa nostra a Catania. Di loro non furono più trovate tracce.
Oggi, in occasione del 50° anniversario di quella tragedia e del primo anniversario del patto educativo territoriale e di sviluppo sociale della comunità di San Cristoforo, è stato inaugurato il murale dedicato a Giovanni, Lorenzo, Benedetto e Riccardo. Nato da un'idea di Bob Liuzzo, è stato realizzata da artisti locali nell'ambito del progetto 'Le Strade da Seguire' della Fondazione Federico II con la collaborazione della famiglia Barbarossa.
La strage è rimasta senza una sentenza a 50 anni della loro morte. Nino Calderone, sentito nell'agosto del 1987, a Marsiglia, disse che si rifiutò "categoricamente di intervenire in qualche modo per l'eliminazione dei quattro ragazzini e persino di andarli a vedere". "Spero tanto - fece mettere a verbale il pentito di Cosa nostra - che dopo quello che dirò le persone capiranno, finalmente, chi siano in realtà i cosiddetti uomini d'onore e di quali misfatti siano capaci. Il fatto che più mi rattrista e mi addolora è l'uccisione di quattro ragazzini. Il più piccolo dei quali aveva circa dodici anni e gli altri non erano molto più grandi".
"Parole che raccontano una ferita che Catania e la Sicilia non possono dimenticare. Un messaggio che parte da un quartiere complesso come San Cristoforo: la bellezza, la memoria e la legalità possono diventare strumenti di riscatto, soprattutto per i più giovani", ricorda il presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno, che ha partecipato all'inagurazione.
Presente anche il sindaco di Catania, Enrico Trantino: "Parliamo di una cultura della sopraffazione, della prepotenza e dell'arroganza - ha detto il primo cittadino - non è una cultura che appartiene soltanto a coloro che imbracciano le armi per conseguire propositi illeciti, ma riguarda chiunque di noi possa credere che il potere si eserciti per ottenere vantaggi personali e benefici. Non è questo il sistema che deve alimentare una città che crede in se stessa, una città che desidera cambiare la propria statura e posizione".































