Intervenire direttamente sui meccanismi biologici della malattia di Alzheimer in fase precoce, per ridurre il deposito di proteina amiloide nel cervello e rallentare la progressione del declino cognitivo. Questo l’obiettivo dell’innovativa terapia con l’anticorpo monoclonale donanemab, introdotta al Policlinico-San Marco nell’unità di Neurologica diretta da Mario Zappia.
La prima somministrazione è stata eseguita su una paziente di 73 anni con diagnosi di Alzheimer, giudicata idonea a ricevere il trattamento. Donanemab rappresenta una delle più importanti innovazioni nel trattamento della malattia degli ultimi anni. A differenza delle terapie finora disponibili, finalizzate prevalentemente al controllo dei sintomi, questo anticorpo agisce sul processo patologico alla base della malattia e favorisce la rimozione delle placche di beta-amiloide dal cervello.
I risultati dei principali studi clinici internazionali hanno evidenziato una significativa riduzione della progressione del declino cognitivo e funzionale nei pazienti trattati nelle fasi iniziali della patologia.
L’introduzione di questa terapia costituisce un traguardo di particolare rilevanza per il territorio, poiché consente all’azienda ospedaliera catanese di affiancarsi ai centri di eccellenza nazionali impegnati nell'offerta di trattamenti neurologici innovativi per le demenze.
A seguire i pazienti è un team con esperti di varie discipline, coordinato dal direttore Zappia, affiancato dalla neurologa Giulia Donzuso, responsabile dell’ambulatorio di neuropsicologia e demenze. La terapia non è indicata per tutti i pazienti affetti da malattia di Alzheimer, ma solo per quelli accuratamente selezionati sulla base di specifici criteri clinici, biologici e neuroradiologici.
È indispensabile la conferma della presenza di amiloide cerebrale attraverso esami dedicati, in particolare l’analisi del liquido cerebrospinale attraverso rachicentesi o la Pet con tracciante per l’amiloide, oltre alla presenza di uno stadio iniziale della malattia e all’assenza di condizioni cliniche o genetiche che possano aumentare il rischio di eventi avversi.
Il protocollo prevede una infusione per endovena ogni 4 settimane per massimo 18 mesi. Come tutte le terapie biologiche innovative, anche donanemab può avere effetti indesiderati, tra i quali figurano le cosiddette Aria (Amyloid-related imaging abnormalities), alterazioni evidenziabili alla risonanza magnetica che richiedono un attento monitoraggio clinico e neuroradiologico, assicurato dagli specialisti durante tutto il percorso terapeutico.
































