E niente. Vagabondando smarrito per lidi della Sicilia un po' meno ospitali di quelli attuali, nemmeno per una volta Ulisse si scervella su buchi neri, composizione della bomba atomica e fisica quantistica. Preferisce invece attenersi scrupolosamente alle peripezie omeriche, incontrando tra una spiaggia e l'altra soltanto gente incazzosa che lo vuole fare fuori.
Tutto in regola, no? Certo, se non fosse che quando il più grande nerd della storia del cinema si mette in testa di abbandonare le sue contorte elucubrazioni per riprodurre pedissequamente l'Odissea in meno di 3 ore, il risultato è che non è più lui.

Il nuovo film di Christopher Nolan è una specie di Squid game cugino di Troy, dove i compagni di Odìsseus (mica gli americani lo chiamano Ulisse) vengono eliminati un po' alla volta e lo spettatore per tutto il tempo si chiede "ma quanti sono?".
L'uscita cinematografica più attesa del 2026, soprattutto in Sicilia per le scene girate a Favignana e alle Eolie, incespica non appena un personaggio apre bocca, almeno per chi la guarda nella versione originale: i greci (ma pure Polifemo) che parlano inglese non si possono sentire, ma se prendi un battaglione di divi hollywoodiani che già fanno una fatica boia a bofonchiare "Penelopi" e "Telemacus", vaglielo a dire che devono imparare una lingua antica. O magari il siciliano.

Sarebbe stata un'operazione sovrumana, d'accordo, ma ci sarà un motivo se Apocalypto di Mel Gibson, con i Maya che addirittura parlano Maya, è uno dei film più sbalorditivi mai apparsi. Il discorso comunque vale in generale: oggi è improponibile chiedere allo spettatore di abbandonarsi alla finzione cinematografica se gli spagnoli parlano tedesco; ancora peggio se Ulisse, Penelope e tutta la banda sono degli attori stra-famosissimi e per tre ore continuiamo a pensare "quello è Matt Damon" (peraltro non esattamente un fuoriclasse della recitazione), "quella è Anne Hathaway" (la più convincente della compagnia).

Dunque "Odissea" purtroppo è soprattutto una parata di super nomi da blockbuster, indiscutibilmente più sontuosa rispetto alla recente "Itaca" di Uberto Pasolini che sembrava presa da un sussidiario o dell'imbarazzante versione teatrale imbastita alle gole dell'Alcantara. Di nolaniano c'è appena qualche mega scena da spiaggia, con campi larghi più d'effetto rispetto a quelli della politica italiana, mentre la sicilianità dei paesaggi non sempre è facilissima da cogliere.
Il vecchio Chris non dimentica niente, bisogna riconoscerlo, ma inevitabilmente è un po' troppo sbrigativo: Polifemo (un pupazzone insignificante), i Lestrigoni, Circe (anzi, 'Sirsi'), le sirene, tutti scongelati e pronti in 5 minuti. Ridateci la fisica quantistica.
































