"Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato". Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo, lancia l'allarme nel corso di un incontro ai cantieri culturali della Zisa.
"Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione carceraria italiana è complicata - spiega De Lucia - vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere. Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono".
De Lucia ha affrontato anche il problema del racket: "Oggi il problema delle poche denunce, rispetto al racket, è serissimo. Palermo è totalmente diversa rispetto a 35 anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo. C'è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario e le ultime indagini ci dicono che c'è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovare fuori dal proprio negozio".
"La presidente Giorgia Meloni parla di portare l'esercito a Palermo? L'esercito per me deve fare l'esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia. Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c'è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell'esercito a cosa si passa, ai caschi blu? Un limitato apporto, ossia una sostituzione nei presidi fissi le forze di polizia, è utile".































