Il calcio italiano è in lutto: nella notte è morto Franco Baresi. La bandiera milanista aveva 66 anni. Lo annuncia il Milan su X: "La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio - si legge - e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a se stesso in un'ora così dura".
Baresi nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare. Stava già male quando a febbraio aveva ricevuto in mondovisione l'ultimo, commovente omaggio: nella cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina fu lui a comparire a San Siro con la fiaccola olimpica in mano, fianco a fianco con Beppe Bergomi. Eterni rivali alla Scala del calcio - anche se li legava una lunga militanza comune in azzurro - eppure uniti nell'orgoglio per l'Italia e vicini in un dolore tristemente già noto.
Era stata casa sua per tutta la vita sportiva, il Meazza. Una carriera passata con la maglia del Milan cucita addosso, come una seconda pelle, e una fascia da capitano restata al suo braccio non solo per 15 anni ma per sempre, nell'immaginario dei tifosi rossoneri, che lo elessero giocatore più importante della storia del club in occasione del centenario. Qualche anno dopo l'uscita di scena dal campo, il club rossonero ritirò anche la maglia numero 6, un tutt'uno con Baresi.
Da leggenda la sua carriera in rossonero: sei scudetti, tre Coppe Campioni, 2 Intercontinentali, 4 SuperCoppe europee e 2 italiane. Ma i numeri non dicono tutto. Ha attraversato il Milan di Liedholm, Sacchi e Capello - lui che era stato scartato a 12 anni da un provino Inter, dove già giocava il fratello Beppe - ha giocato con campioni del calibro di Rivera, Maldini o Van Basten. E proprio dall'olandese fu 'bruciato' sul filo del Pallone d'Oro '89, quando appariva impensabile che a vincerlo potesse essere un difensore.
Ma il ruolo stava stretto a 'Kaiser' Baresi, ribattezzato così perché come Beckenbauer guidava da dietro il gioco: la sua interpretazione del libero, tutta moderna - in un calcio fatto di zona, pressing e verticalità -, lo aveva portato a essere spostato a centrocampo in azzurro, da Bearzot, che peraltro contava per quella posizione su Scirea. Con l'Italia Baresi vinse il mondiale '82, senza mai giocare, e provò a prendersi la rivincita nel '94, giocando la finale di Usa '94 a Pasadena: di quel giorno, rimane il ricordo delle lacrime finali di Baresi.































