La mappa della cardiologia interventistica in Sicilia continua ad accorciare le distanze tra la periferia e i grandi poli metropolitani. L'ultimo esempio di questa evoluzione arriva dall’ospedale Vittorio Emanuele II di Castelvetrano, dove l'equipe medica ha eseguito con successo un delicato intervento di angioplastica ad alto rischio supportato dalla tecnologia di ultimissima generazione “Impella”.
Un traguardo che non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce all'interno di una rete regionale di Emodinamica in costante aggiornamento, capace di rispondere alle emergenze e alle patologie croniche complesse direttamente sul territorio, limitando la mobilità passiva verso altre province o regioni.

La Sicilia conta, infatti, 23 centri di emodinamica attivi, un numero che posiziona l'Isola al quarto posto in Italia per presenza di strutture, preceduta soltanto da Lombardia, Lazio e Campania. Le sale di emodinamica siciliane coprono l'8,98% del patrimonio infrastrutturale cardiologico nazionale e l'efficienza della rete emerge con chiarezza analizzando i volumi delle prestazioni erogate sul territorio regionale: 23.843 coronarografie effettuate, che corrispondono a un tasso di circa 4.988 procedure per milione di abitanti.
Sono 12.818 angioplastiche coronariche (PCI) eseguite, pari all'8,14% del totale nazionale, registrando un'incidenza di 2.681 interventi per milione di abitanti. Sono 3.266 angioplastiche primarie (pPCI), le procedure d'urgenza salvavita dedicate al trattamento tempestivo dell'infarto miocardico acuto. L’Emodinamica di Castelvetrano si è dotata del dispositivo Impella.

Si tratta di una pompa percutanea miniaturizzata in grado di sostituire temporaneamente la funzione del ventricolo sinistro, sostenendo la circolazione sistemica del paziente durante le fasi più critiche dell'intervento. Il sistema è stato impiegato su un uomo diabetico con una gravissima coronaropatia multivasale (malattia del tronco comune e occlusione totale cronica dell'arteria interventricolare anteriore) e una frazione di eiezione ridotta al 30%.
Poiché il paziente aveva rifiutato il tradizionale intervento cardiochirurgico a cuore aperto, l'equipe ha optato per la rivascolarizzazione percutanea con il supporto emodinamico attivo. L'intervento è stato completato con successo in due sedute, portando alla riapertura dell'occlusione cronica e all'impianto di quattro stent coronarici combinati con un pallone medicato (Drug-Coated Balloon).

L'operazione è stata guidata da Dario Buccheri, referente emodinamista della struttura, coadiuvato da Salvatore Martino, direttore dell’UOC di Cardiologia con UTIC ed Emodinamica, supportati dall'intero team infermieristico e tecnico interno e da specialisti giunti appositamente da Roma per ottimizzare i parametri del sistema.


























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