SIRACUSA - Potrebbe risalire al pomeriggio di ieri l'evasione di Marco D'Angelo, detenuto 38enne messinese, che si trovava rinchiuso nel carcere di Augusta (Siracusa). L'allarme però sarebbe stato dato intorno alle 19, quando gli agenti si sarebbero accorti della sua assenza.
Secondo indiscrezioni che al momento non hanno trovato riscontri ufficiali, il detenuto lavorava al sopravvitto, cioè si occupava dei generi alimentari e di conforto che i detenuti possono acquistare all'interno degli istituti penitenziari. Ricoprendo questa mansione godeva di un leggero margine di libertà all'interno del carcere.
Probabilmente aveva studiato la fuga; verificando gli orari e approfittando di qualche cambio di turno è riuscito a superare i sistemi di sicurezza fino a scavalcare il muro di cinta. Non è escluso che ad attenderlo ci fosse qualcuno. D'Angelo stava scontando una pena per spaccio di sostanze stupefacenti.
"Le carceri sono nelle mani dei detenuti - dice l'ex sindacalista della polizia penitenziaria Nello Bongiovanni -, grazie anche alla politica che ha trasmesso il senso dell'impunità per chi non rispetta le basilari regole".
Un allarme condiviso dal procuratore capo di Siracusa, Sabrina Gambino: "E' l'ennesima dimostrazione di una crisi di sistema delle strutture carcerarie". Il detenuto era in prigione per traffico di droga, in campo per le ricerche tutte le forze dell'ordine.
































