La mano è uno degli strumenti bio-meccanici più complessi del nostro corpo. Nei suoi pochi centimetri racchiude una densità infinita di tendini, arterie, nervi e piccole strutture ossee che ci consentono di lavorare, comunicare ed esplorare il mondo.
Proprio per questa sua continua esposizione, la mano è l'organo più colpito dagli infortuni, sia in ambito domestico che lavorativo. Davanti a un trauma severo o a un'amputazione, il fattore tempo non è un dettaglio: è la linea di confine tra il recupero totale e una disabilità permanente.
Un importante passaggio è stata la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione in data 11 settembre del decreto assessoriale con cui la Sicilia recepisce formalmente l’accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sul documento programmatico per i percorsi della rete di emergenza-urgenza in Chirurgia della mano.
Si tratta di un provvedimento atteso da anni, che inserisce questa disciplina a pieno titolo all'interno delle reti tempo-dipendenti e del sistema del Politrauma e del Trauma Maggiore.
L'obiettivo è garantire a ogni cittadino siciliano, da Lampedusa a Messina, un accesso equo, standardizzato e immediato a cure microchirurgiche d'eccellenza. Per comprendere la portata di questo decreto, è necessario guardare i numeri.
A livello nazionale, i traumi della mano rappresentano circa il 40% di tutti gli infortuni sul lavoro censiti dall'Inail e costituiscono quasi il 10% degli accessi totali nei pronto soccorso italiani.
Parliamo di oltre 300.000 traumi all'anno in Italia, che colpiscono prevalentemente la popolazione in età lavorativa (tra i 20 e i 50 anni), con un impatto sociale ed economico devastante in termini di giornate di lavoro perse e costi di invalidità.
In Sicilia, le stime parlano di circa 25.000 accessi l'anno in pronto soccorso per patologie traumatiche della mano. Una fetta importante di questi casi è legata agli infortuni in agricoltura (frequenti nel nostro territorio a causa dell'uso di motozappe, seghe circolari o macchinari per la raccolta) e nei cantieri edili.
Fino ad oggi, la frammentazione delle risposte assistenziali costringeva spesso i pazienti a lunghi e rischiosi viaggi della speranza verso i centri del Nord Italia, oppure a trasferimenti da un ospedale all'altro dell'Isola, consumando quelle "ore d'oro" fondamentali per la sopravvivenza dei tessuti.
Ma come funzionerà la nuova rete? Sarà anche qui applicato il modello "Hub & Spoke" con i centri Spoke (I livello) che avranno nei pronto soccorso dei presidi ospedalieri territoriali il compito di accogliere il paziente, eseguire la prima stabilizzazione emodinamica, arrestare
l'emorragia, medicare la ferita e attivare immediatamente la telemedicina per condividere le immagini della lesione con gli specialisti.
Per quanto riguarda i Centri Hub (II livello - Alta Specializzazione) saranno le strutture dotate di Unità operative di Chirurgia della mano o di Chirurgia plastica e ortopedica con competenze microchirurgiche specifiche, attive h24 e 7 giorni su 7.
Saranno i centri destinati ai casi più complessi: reimpianti di dita o della mano, rivascolarizzazioni d'urgenza e riparazioni nervose complesse. In Sicilia, il piano della rete consolida e mette a sistema i poli dove sono storicamente presenti le competenze di riferimento per la microchirurgia ricostruttiva.
Nella Sicilia Orientale il punto di riferimento principale è l'asse metropolitano di Catania (con il coordinamento delle equipe specialistiche del Policlinico-San Marco e dell'Arnas Garibaldi) e l'AOU Policlinico G. Martino di Messina, capaci di coprire l'intero bacino ionico e i territori montani.
Nella Sicilia Occidentale, invece, l'AOU Policlinico Paolo Giaccone di Palermo e l'Ospedale Civico, come Hub di riferimento per l'area palermitana, trapanese e agrigentina.I centri di eccellenza accreditati come la Fondazione Giglio di Cefalù opereranno in sinergia per garantire la copertura dei territori intermedi.
Da un punto di vista clinico, l'aspetto più importante del decreto è l'imposizione di linee guida rigorose per i tempi di trasferimento. Per un lembo o un dito amputato, il tempo di ischemia calda (il periodo in cui i tessuti possono sopravvivere senza sangue a temperatura ambiente)
non deve superare le 6 ore.
Se il segmento amputato viene correttamente conservato in ghiaccio (ischemia fredda), si può arrivare a un massimo di 12 ore. La nuova rete impone al sistema di emergenza 118 un protocollo di centralizzazione diretta: il paziente con un trauma maggiore non deve fare tappe intermedie in ospedali non attrezzati, ma deve essere trasportato direttamente nel Centro Hub idoneo più vicino.
Ma attenzione perché il lavoro del chirurgo, non basta ed il decreto sottolinea l'integrazione obbligatoria della chirurgia della mano con i percorsi del piano della riabilitazione regionale.
Una mano operata con successo rischia di rimanere un arto immobile se non viene sottoposta a una fisioterapia specialistica (fisiatria e terapia occupazionale) fin dai primissimi giorni post-operatori.




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